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La corsa è un’attività del Kaizen
7 Apr 2018

La corsa è un’attività del Kaizen

Post by Maurizio

 

SturmtruppenSe parlassi come i soldati del fumetto “Sturmtruppen”, ossia in un italiano storpiato da suoni tipicamente “teteski ti Crante Cermania”, la frase “La corsa è un’attività del Kaizen” avrebbe un significato allusivo poco piacevole.

Ma in questo caso il termine “Kaizen” ha ben altra origine (deriva dalle parole giapponesi Kai – Cambiamento – e Zen – Meglio) e designa una metodologia per aumentare la produttività in azienda.

Ma cosa c’entra tutto questo con la corsa?
Procediamo per gradi, in perfetto stile Kaizen.

 

Brevissima storia del Kaizen

 

Le origini del Kaizen risalgono alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando gli Americani introdussero in Giappone sistemi di gestione aziendale per risollevare l’economia nipponica, devastata dal conflitto bellico.

Su queste basi il metodo Kaizen si sviluppò poi autonomamente come espressione della cultura orientale, dato che il principio fondante (cioè la ricerca di un miglioramento continuo e graduale) è l’opposto del “rivoluzionismo” occidentale (la Rivoluzione scientifica, la Rivoluzione industriale,…), basato invece su cambiamenti improvvisi e radicali.

Tranquilli, non parlerò di “Business Management” o di “Quality Control” (neanch’io so bene cosa siano), ma affido a questo bel video animato qualche spiegazione in più sul significato e sull’applicazione concreta del Kaizen per migliorare l’efficienza produttiva e la qualità dei prodotti.


Ciò che più mi interessa è come il Kaizen, da strategia aziendale, sia poi diventato una vera e propria filosofia di vita,
un approccio mentale applicabile alla realtà di tutti i giorni.


La filosofia 
Kaizen: poco in più, ma tanto meglio

“Oggi migliori di ieri, domani migliori di oggi”

 

Kaizen IdeogrammiCome già accennato, il Kaizen-pensiero si basa sul principio del miglioramento graduale e continuo, attraverso il compimento di piccoli passi in avanti rispetto alla volta precedente.
Che ad es. può voler dire perdere 1 Kg in una settimana, e un 1 Kg e 100 g in quella dopo.
O migliorare di un minuto il proprio tempo sulla distanza.
O tante altre cose.

Dalla somma di questi costanti miglioramenti si ottiene una crescita personale lenta ma costante, con risultati che sembravano impensabili.


Quali sono i vantaggi di questo modo di procedere?


– Vincere l’inerzia

Ragionando per grandi obiettivi si rischia di rinviare in continuazione il da farsi, intimoriti dalla difficoltà della meta e dalla paura istintiva ad affrontare situazioni nuove.
O ancora, dopo aver iniziato, ci si arrende davanti ai primi problemi.

Scomponendo invece un progetto in tante micro tappe fattibili, si parte subito per venire a capo di ogni frazione del disegno finale.
Ogni piccolo miglioramento infonde fiducia nei propri mezzi e mantiene sempre alta la motivazione.
È lo stesso schema mentale alla base della creazione di una To-do list efficace


– Sfide senza fine

Che l’essere umano sia una creatura inquieta, insaziabile e perennemente insoddisfatta, è storia nota e senza appello.
Il metodo Kaizen, volto al miglioramento costante, soddisfa appieno il bisogno tipico dell’uomo di alzare sempre l’asticella con sfide sempre nuove, magari modeste, ma non per questo meno entusiasmanti.


Il Kaizen e la corsa

“Un viaggio di mille miglia inizia con un solo passo” (Lao Tzu)

 

Riflettendo sui principi base del Kaizen, mi sono venuti in mente alcuni momenti legati alla mia esperienza di runner amatoriale, proprio come quando si legge un libro e l’autore descrive situazioni a noi familiari perché in qualche modo già vissute.

E così la memoria è volata a non so più quanti anni addietro, quando da neofita assoluto muovevo i primi passi nel mondo del running, con pantaloncini di fortuna, maglietta di cotone e scarpe universali buone per ogni sport.

Kaizen e corsa

Ricordo che, per gestire quel poco di fiato e resistenza, per una settimana bisognava alternare per un tot di volte 1 minuto di corsa leggera a 2 minuti di camminata, per poi aggiungere un altro minuto la settimana dopo, e così via con aumenti progressivi.

Solo uno, due, tre minuti in più di corsa nelle settimane iniziali, nient’altro che alcuni fugaci giri della lancetta dei secondi che invece, inconsapevolmente, mi avrebbero portato molto più in là di quelle semplici sgambatine al parco.

Ho poi ritrovato questo approccio graduale diverse volte ancora, nei consigli degli esperti o nelle tabelle degli allenamenti (ad es. quelle tipiche a chilometraggio incrementale per la preparazione di una maratona).

Ma il metodo Kaizen dà il suo meglio per chi, come me, sogna tempi da Formula 1 e si risveglia con i limiti strutturali di un’utilitaria, con l’allarme rosso che lampeggia non appena si osa con la velocità di marcia (da leggersi come problemi a tendini, legamenti, adduttori e muscoli vari di cui, solo grazie al relativo dolore, ho scoperto l’esistenza).

Ecco che allora diventa inutile, dannoso e frustrante porsi obiettivi fuori portata: molto meglio invece
puntare su piccoli traguardi e ottenere soddisfazioni minori ma raggiungibili.

Non posso correre come un keniano se non nell’eventualità di inseguire un ladro e solo per qualche decina di metri.
Ma posso correre un po’ più forte, anche solo un pochino di più, rispetto alle mie possibilità, e il mio successo sarà dato, ad es., da quel minuto rosicchiato al tempo fatto segnare in precedenza.
Ripetendo lo schema per 5, 10, X volte, alla lunga i risultati saranno sorprendenti e molto gratificanti.

E questo vale in relazione a qualsiasi obiettivo che si voglia raggiungere nella propria vita, provare per credere, altrimenti questo resta e resterà solo un discorso del Kaizen…

 

 

Cover photo by Steven Lelham

Photo “Penguin walks on rock” by joel herzog

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