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Un sogno chiamato Minorca
27 Apr 2020

Un sogno chiamato Minorca

Post by Maurizio

“Dove si va? Cosa si fa? Fuori un’idea!” recitava una canzone di qualche decennio fa, ma gli stessi interrogativi risuonano da sempre nella mente di chi deve decidere una meta per le vacanze estive.

E così, dopo aver cercato l’ispirazione da ogni possibile fonte reale o virtuale, mi decido finalmente a trascorrere l’ultima settimana di giugno a Minorca, una delle isole principali delle Baleari, dichiarata “riserva della biosfera” dall’UNESCO.

E indicata come la più tranquilla rispetto alle altre sue sorelle baleariche (Maiorca, Ibiza e Formentera), e per questo più nelle corde di un “milanese” in fuga dal viavai metropolitano.

 

Clicca qui per vedere una cartina su Google Maps con le spiagge e i luoghi descritti in questo post

 

Consiglio #1
Macchina o scooter?

Minorca è la seconda isola per estensione delle Baleari (ha una lunghezza circa di 48 km e una larghezza massima di 16 km), non è proprio piccola per cui, se si vuole girare molto, è meglio noleggiare una macchina, anche perché, per spostarsi da una spiaggia all’altra, è necessario ritornare quasi sempre verso la strada principale che attraversa tutta l’isola (Me-1) e, da qui, prendere le diramazioni per le varie località.

Buona esperienza con Hiper Rent a Car, autonoleggio locale situato a pochi minuti dall’aeroporto di Mahón (con servizio navetta gratuito). Prezzi convenienti, macchina in ottime condizioni, nessuna sorpresa alla consegna del veicolo, chiarezza e puntualità.

 

Giorno 1 – Cala Es Talaier

 

L’aereo delle 7.00 obbliga alla levataccia ma, arrivando a Mahón di prima mattina (in un’ora e mezza scarsa di volo), c’è tutto il tempo per ritirare l’auto e dirigersi con calma alla volta di Ciutadella (50 km ca), l’altro centro più “movimentato” dell’isola, scelto anche come base per raggiungere più comodamente le spiagge poste nella zona costiera sottostante.

Dopo il check-in in hotel e un pranzo frugale, rimane finalmente mezza giornata libera per andare alla scoperta di Cala Es Talaier, la più vicina delle varie mete segnate in agenda.

Camì de Cavalls Minorca

Da Son Saura (ca. 15 km da Ciutadella) si percorre per una ventina di minuti il Camì de Cavalls (il leggendario sentiero naturale che circonda tutta l’isola) su un tratto roccioso ma non impegnativo, anche se in gran parte esposto al sole.

Si arriva così a una piccola e incantevole baia di sabbia bianca e acqua cristallina, una meravigliosa piscina naturale abbracciata da due ali di scogli.

Dimenticatevi del concetto di spiaggia attrezzata, del baretto o del bagnino: per raggiungere queste calette bisogna spesso scarpinare, forniti di tutto il necessario, ma poi si viene ripagati da scenari naturali di assoluta meraviglia

 

 

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Consiglio #2
Quando andare?

Minorca è una meta estiva molto gettonata per cui, per poter godere al meglio dell’incanto di questi angoli raccolti, i mesi migliori sono quelli meno affollati, cioè giugno e settembre.

Oltre all’ambito “posto al sole” sulla spiaggia, tenete anche conto del problema del “posto macchina”: già a fine giugno, quando alcuni parcheggi sono al completo (ad es. Son Saura, Cala en Turqueta), la strada per raggiungerli viene chiusa, per evitare soste selvagge lungo i lati (una soluzione drastica ma funzionale, dato che queste vie secondarie sono piuttosto strette).

 

Giorno 2 – Cala Pregonda, Cap de Cavalleria e Platja de Cavalleria

 

Con l’intera giornata a disposizione, è il momento di affrontare il primo sconfinamento verso la parte settentrionale dell’isola, alla volta delle rinomate spiagge rosse.

Bisogna percorrere una quarantina di km da Ciutadella per raggiungere Cala Pregonda, a detta di molti la spiaggia più bella dell’isola.

Il traffico sulla Me-1 è compatto ma ordinato, dopo circa 45 minuti finalmente si arriva a un grande parcheggio sterrato e polveroso (come nota di merito, va però detto che tutti i parcheggi presso le spiagge sono sempre stati gratuiti).

Cap-de-Cavalleria-Rossa

La prima baia che si incontra non deve trarre in inganno, c’è ancora un tratto del Camì de Cavalls da percorrere (circa 15 minuti) per oltrepassare il piccolo promontorio dietro cui si nasconde Cala Pregonda.

Queste camminate, più o meno lunghe, saranno il leitmotiv di ogni giornata, ma questa vacanza versione “trekking” non mi dispiace affatto, perché permette di conoscere da vicino le diversità territoriali dell’isola.
Infatti il paesaggio a nord di Minorca è molto diverso da quello a sud, come conseguenza delle differenti caratteristiche geologiche.

Che qui prendono la forma di uno scenario “marziano” fatto di terra e di rocce rosse, con i colori che poi virano verso l’ocra della sabbia fino al verde/blu delle bellissime acque.

 

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Faro_Cap_de_Cavalleria
“El far”

Ci si starebbe volentieri tutto il giorno a Cala Pregonda ma in zona ci sono altri punti di interesse che, per motivi logistici, conviene vedere nella stessa giornata.

Una visita al faro di Cap de Cavalleria, il più antico di Minorca (1852), è un passaggio obbligato se si vuole godere di un tramonto da cartolina o anche “solo” di una vista panoramica mozzafiato.

Situato nel punto più a nord dell’isola su una scogliera a picco sul mare, “el far” è come una grande terrazza affacciata sul Mediterraneo, dove è facile rimanere incantati, sfiorati dalla brezza estiva (ma l’aria può dare parecchio fastidio quando soffia con intensità, non per niente Minorca è conosciuta anche come “l’isola del vento”).

 

 

 

Ma è di nuovo tempo di tornare alla vita da spiaggia, ripercorrendo al contrario la strada verso la “roja” Platja de Cavalleria.

E anche Cavalleria non delude le aspettative. Dall’alto del breve sterrato che dal parcheggio conduce alla spiaggia, si gode la magnifica vista di un’ampia mezzaluna di sabbia dorata lambita da un mare calmo e smeraldino.

Nella baia a destra, più piccola e rocciosa, numerosi bagnanti sono alle prese con trattamenti di “fanghi” auto-prodotti ottenuti mescolando l’acqua di mare alla terra rossa, sulla base di presunti effetti benefici per la pelle.
Anche se i cartelli vietano esplicitamente questa pratica, tutti sembrano serenamente incuranti e a proprio agio, anche in completa nudità (qui è consentita e praticata in qualunque spiaggia).

 

Platja de Cavalleria
Platja de Cavalleria

 

Giorno 3 – Cala Escorxada e Cala Fustam

 

La varietà delle spiagge di Minorca è uno dei tanti e apprezzabili aspetti di questo gioiello delle Baleari.

Lungo la costa a sud dell’isola si possono trovare ampie spiagge di sabbia bianca (come Cala Galdana o Son Bou, la più estesa di Minorca con i suoi 2,5 km di lunghezza), attrezzate, facilmente raggiungibili e perfette per le famiglie (in questi punti il fondale degrada molto dolcemente ed è quindi ideale per i più piccoli)

Sant Tomas

O baie più selvagge, sprovviste di ogni servizio, immerse nella natura e quindi accessibili solo attraverso sentieri litoranei o, naturalmente, via mare.

Oggi si va alla scoperta di queste ultime, Cala Escorxada e Cala Fustam, partendo da Sant Tomas, una località a circa 30 km da Ciutadella.

Lasciata la macchina nel grande parcheggio presso la spiaggia, si seguono le indicazioni che in breve portano a Platja Binigaus, un’ampia spiaggia con sabbia fine e mare celeste, limpidissimo.

 

 

Platja Binigaus
Platja Binigaus

Ma la meta è ancora lontana (alla fine ci vorrà un’ora buona per arrivare) per cui si prosegue senza fermarsi e ci si addentra nella pineta dove il sentiero (segnalato da paletti di legno con frecce nere) si fa più impegnativo per i saliscendi in mezzo agli alberi e, soprattutto, per alcuni insidiosi tratti rocciosi.

Avvicinandosi alla costa, il percorso diventa sempre più sassoso e, essendo sopraelevato di almeno una decina di metri rispetto a Cala Escorxada, passo dopo passo, comincia a svelarsi uno scenario mozzafiato.
Una volta arrivati, infatti, la vista dall’alto della scogliera è incantevole: davanti agli occhi si offre lo spettacolo di un mare paradisiaco che sfuma dal blu al turchese, con acque così trasparenti che, per magia, le barche sembrano volare sospese.

 

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Da qui poi in una decina di minuti si raggiunge facilmente Cala Fustam, una piccola e tranquilla baia circondata dalla pineta e da alti scogli che regalano qualche anfratto roccioso dove andare a curiosare con maschera e boccaglio.

 

Cala Fustam
Cala Fustam

 

Consiglio #3
Equipaggiamento

Tutte le spiagge indicate non sono attrezzate, non c’è alcun servizio in loco, eccetto forse qualche sporadico venditore di frutta in alta stagione.

É quindi indispensabile arrivarci già muniti di tutto il necessario (acqua, viveri e “ombra”).

Riguardo ai sentieri, alcuni presentano passaggi impegnativi e rocciosi, altri nel complesso sono più fattibili ma, in ogni caso, a mio avviso va evitato l’uso di ciabatte o infradito.

Consiglio l’utilizzo di scarpe sportive chiuse o, se si decide di camminare spesso, di sandali da trekking o altre calzature specifiche (un paio di esempi dei miei brand preferiti, testati negli anni in molte occasioni, sempre molto validi per qualità e tenuta)


 

Giorno 4 – Cala Macarella, Cala Macarelleta e Cala en Turqueta

 

Chiunque sia stato a Minorca, quasi certamente dirà che “Macarella” è la spiaggia da non perdere.
E i presupposti della sua popolarità ci sono tutti, considerando che, ormai da qualche anno, non è più possibile raggiungerla direttamente con i propri mezzi, dato che il parcheggio adiacente è riservato ai soli autobus di linea.

Il piano B prevede quindi di partire di buon mattino per Cala en Turqueta, lasciare qui la macchina e proseguire a piedi lungo il Camì de Cavalls alla volta di Macarella.
Il sentiero (di ca. un paio di km, in prevalenza all’interno della pineta), a parte qualche saliscendi e qualche tratto roccioso, non è impegnativo, e offre diversi scorci panoramici.

 

Cala Macarella
Cala Macarella

Arrivati alla meta verso le 9.00, la spiaggia è ancora semivuota e, in tutta onestà, un po’ meno idiallaca rispetto alle aspettative, per la presenza delle alghe ammassate lungo una buona parte del bagnasciuga.
Il mare è calmo e sempre molto invitante, con l’acqua che si fa trasparente man mano che ci si allontana dalla riva e dal fondale ricoperto di poseidonia.

Ma è ancora presto, e si può dare un’occhiata alla vicina Macarelleta, la sorellina più piccola, raggiungibile in appena 10 minuti attraverso un breve ma ripido sentiero.
Dall’alto dello sterrato, una lingua di sabbia dorata e di acqua limpida si apre alla vista in tutta la sua bellezza.
Qualche foto panoramica e poi giù subito a prendere posto nelle “prime file”, la spiaggia è piccola e non è difficile immaginare che si riempirà in fretta.

Mi lascio cullare dal mare caldo e nitido dimenticandomi per un momento di quanto letto prima di partire riguardo alle piccole e notoriamente irritanti meduse che popolano le acque minorchine.
Il risveglio dal sogno ha la forma di un doloroso ponfo sotto al braccio che, da quel momento in avanti, mi servirà come efficace promemoria per bagni più guardinghi.

 

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Nel pomeriggio si fa ritorno a Cala en Turqueta, deserta all’inizio di questa giornata e invece adesso brulicante di bagnanti.
Il motivo è presto detto: mare turchese intenso (da questo deriva il suo nome), spiaggia di sabbia fine, folta pineta, parcheggio vicino…what else?

 

Cala en Turqueta Minorca
Cala en Turqueta

 

Giorno 5 – Cala Mitjana, Cala Mitjaneta e Cala Trebaluger

 

Cala Mitjana

Il tour odierno delle calette replica lo schema di ieri, e quindi si parte per Cala Mitjana (a circa 25 km da Ciutadella), si lascia l’auto e da qui ci si incammina per il trekking alla volta di Cala Trebaluger, il “piatto” principale del menu del giorno.

Una volta arrivati al posteggio di Cala Mitjana, per raggiungere la spiaggia (nei cui pressi parte il tratto del Camì de Cavalls da percorrere) ci vogliono circa una ventina di minuti di facile cammino lungo una strada asfaltata e riparata dal sole.

 

 

 

Cala Mitjaneta
Cala Mitjaneta

Anche questo posto è incantevole, con un mare limpido abbracciato da suggestive scogliere di roccia calcarea.

Ma essendo comodamente raggiungibile in macchina, inevitabilmente richiama un gran numero di persone che affollano in breve tempo questa piccola spiaggia e quella ancora più esigua della vicina Cala Mitjaneta, un piccolissimo lembo di sabbia racchiuso fra le rocce.

Per un migliore relax ci si avvia quindi come da programma verso Cala Trebaluger, sufficientemente distante (circa 40 minuti di cammino) da scoraggiare i più.

 

 

Dopo un ripido inizio, il sentiero, all’ombra della pineta, non presenta particolari difficoltà per quasi tutto il percorso, salvo che nel tratto finale, dove, chiuso lateralmente dalle rocce, sembra letteralmente finire in mare…

Ma niente paura, in quel punto l’acqua è bassa e, tolti i sandali, è un piacere camminarci dentro e raggiungere di lì a poco la bella spiaggia di sabbia dorata e fine.

 

Cala Trebaluger
Cala Trebaluger

Cala Trebaluger è graziosa, delimitata da scogliere ricoperte di vegetazione e protetta alle spalle da una fitta pineta, che offre prezioso riparo nelle ore più calde della giornata.

Come previsto, è una spiaggia tranquilla, non molto frequentata e per questo perfetta per godere appieno dell’armonia di questi meravigliosi scenari naturali.

 

Giorno 6 – Cala del Pilar

 

È di nuovo il momento di tornare nel “selvaggio” nord dell’isola alla volta della rossa Cala del Pilar (ca. 30 km da Ciutadella), “una delle spiagge meno accessibili di Minorca”, da quanto si legge sul Web.

Questo si spiega perché, una volta giunti al relativo parcheggio, occorre camminare per circa 2 km (50 minuti circa) per raggiungerla, il che ne fa una delle spiagge meno frequentate anche in alta stagione.

Il sentiero per buona parte corre linearmente e in mezza ombra ma nell’ultimo tratto, quando ha inizio una discesa costante verso la spiaggia, diventa invece molto sassoso e implacabilmente assolato.

 

Cala del Pilar

Da questo punto, però, il percorso si fa suggestivo perché i primi scorci della baia sottostante sono da togliere il fiato.

Come per Cala Pregonda, ci si ritrova di fronte a un panorama “marziano” fatto di argilla rossa e sabbia dorata, a cui fanno da contrasto le macchie verdi della poca vegetazione e le varie sfumature blu di un mare meraviglioso.

Impressionanti anche le scenografiche formazioni rocciose, che degradano fino ai margini della spiaggia, offrendo ripari di fortuna dal sole rovente.

Uno scenario unico per le caratteristiche geologiche e per gli incredibili colori, la cui bellezza ripaga con gli interessi di tutte le fatiche.

 

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Giorno 7 – Cova d’en Xoroi

 

Cova d'en Xoroi
Cova d’en Xoroi

Credo che “Assolutamente da vedere!” sia l’affermazione che più di ogni altra ho letto o sentito dire riguardo alla Cova d’en Xoroi (si pronuncia “Scioroi”), il locale (music bar/discoteca) più scenografico di Minorca (e, secondo alcuni, di tutta la Spagna) ricavato all’interno di una grotta naturale a picco sul mare.

Trovandosi nella parte opposta dell’isola rispetto a Ciutadella ma nelle vicinanze dell’aeroporto, c’è tutto il tempo per una visita tranquilla in tarda mattinata prima dell’imbarco pomeridiano.

Si accede con un biglietto (a partire da 10 €, poi il prezzo sale nelle fasce orarie successive), comprensivo di un soft drink.

Quello che dall’esterno sembra un anonimo locale, appena varcato l’ingresso si rivela invece un posto sorprendentemente unico.

Una lunga scalinata esterna alla scogliera collega alcune terrazze panoramiche con vista mozzafiato e conduce poi all’interno della caverna vera e propria, nei cui anfratti è stato ricavato il locale con tanto di bancone bar, tavoli, sedute, pista da ballo e due balconi affacciati sul mare, il tutto naturalmente in stile “rupestre”.

Il nome di questo posto deriva dalla leggenda di Xoroi, un giovane naufrago la cui storia è descritta su targhe di legno affisse alle pareti della grotta.

A quest’ora l’atmosfera è rilassata, perfetta per vivere appieno i colori, i suoni e i profumi di uno scenario incantevole.

All’imbrunire la Cova viene letteralmente presa d’assalto per lo spettacolo del tramonto, ma il posto è talmente suggestivo da meritare senz’altro una visita anche di giorno.

Del soft drink incluso nel biglietto non so che farmene, aggiungo quindi un piccolo extra e al suo posto ordino una più consona “pomada”, la tipica bevanda estiva minorchina a base di gin e succo di limone.

Ok, adesso posso onorare al meglio il mio brindisi finale: “¡Salud Menorca, isla bonita!”

 

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